#pensieriallacaffeina, benessere

che stress!

strictus. stretto. angusto. serrato.

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Che vita sarebbe senza lo stress? Non sarebbe vita. Siamo abituati a pensare che sia una patologia, qualcosa di cui liberarsi, qualcosa che di per sé sia dannoso e faccia male. Ma lo stress è quel qualche cosa che mette in moto l’organismo, che ci fa alzare dal divano e reagire. Un qualche evento esterno causa una reazione a catena di sostanze (le solite droghe a km 0) che mettono in moto l’organismo. Quella roba per cui riesci preparare un esame in una settimana e non dormi la notte per arrivare all’obiettivo, riesci a preparare una cena con 4 ingredienti in frigo, che Cracco spostati o vieni a cena che te la faccio vedere io.

Lo stress è il prodotto di un atto cognitivo. La valutazione. Daniel Goleman.

Allora perchè essere stressati fa così male? Perché non siamo fatti per essere sempre attivi e reattivi e in multitasking. Se prolunghiamo quello stato per un tempo lungo, le stesse sostanze come le catecolamine che ci davano la spinta per raggiungere traguardi, diventano veleno. Ci intossicano. Così tanto che il nostro ippocampo, quel piccolo centro nel cervello, si riduce piano piano, smette di formare nuove memorie. Il nostro sistema immunitario non funziona più al suo meglio. Ci ammaliamo. Non di stress, ma di raffreddori e  tutte quelle altre robe poco simpatiche che i virus trascinano con loro.

Quindi si parla di eustress quando lo stress non fa danno, anzi, ci fa funzionare bene e diretti allo scopo. Che cosa differenzia l’eustress dallo stress quello malvagio? Il modo in cui lo viviamo. Dal valore che stiamo dando a quello stimolo che abbiamo davanti. Valore che a sua volta dipende da chi siamo noi, dalla nostra storia di vita e dal nostro passato. Imparare a gestire lo stress, a modulare gli eventi esterni, la nostra risposta, beh, quello si che è un buon modo di cercare il benessere.

Come fare? Ci sono molti modi, A me piace molto accostare strategie di ridefinizione degli obiettivi a tecniche di rilassamento, in modo da essere allenata ad affrontare le sfide.Le tecniche di rilassamento, figlie di discipline orientali e studi, sono un buon modo per rifocalizzarsi sul sé e riorganizzare gli obiettivi permette di avere una strategia cui ancorarsi evitando le insidie della nostra società, ansia e stress (quello cattivo).

La dott.ssa Manuella Crini collabora con  Be-good Wellness Academy per promuovere il benessere in un’ottica integrata che consideri anche il soma.

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la dissonanza cognitiva, quel qualcosa che stride da qualche parte nel tuo cervello o nel tuo corpo #pensieriallacaffeina

When there is a range of opinion in the group, communications tend to be directed towards those members whose opinions are at the extremes of the range.                      Leon Festinger.

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E’ una sensazione che trovo difficile spiegare con le parole, proprio perché è sensazione e usa un canale diverso, senza grammatica ma con una sintassi decisa che sa andare al punto. Qualcosa fa “crick” dentro di me. Stona. Ecco, una nota che non si accorda con la sinfonia, che non la rende più interessante, è da togliere. A noi (inteso come esseri umani) piace tantissimo la coerenza (si lo so, dici una cosa e ne fai un’altra, ma questo è un discorso più complesso e mi serve uno di quei caffè lunghi per parlarne con la dovuta calma). Quando qualcosa tenta di cambiare la nostra coerenza su un pensiero, un’idea o una convinzione, quel qualcosa ci provoca uno stato di malessere, quel qualcosa che non va di cui sopra. E’ una dissonanza cognitiva. Dobbiamo porre rimedio al fastidio, a noi piace la calma (anche per questo caffè lungo), ci piace quella sensazione di equilibrio omeostatico cui tendiamo sempre senza rendercene conto.

Riequilibrarci e togliere quella sensazione fastidiosa di qualcosa che stona, passa attraverso processi diversi, posso cambiare il mio pensiero iniziale (tengo la nota e cambio la sinfonia intorno), posso fortificare il mio pensiero iniziale rendendolo impenetrabile rispetto a quando mi causa fastidio (alzo il volume intono a quella nota, e non la sento più), cerco di avvicinare le due cose, trovando  un punto di equilibrio (modifico la sinfonia e un po’ quella nota in modo che suoni tutto un po’ meglio).

Ignorando le mie metafore musicali, non esiste la modalità corretta per spegnere la sensazione di stridore. Tutto dipende da talmente tanti fattori che la risposta esatta, porti a casa tutto il premio, non esiste. Ma per fortuna esiste la dissonanza che ci sposta dal punto di equilibrio e ci permette di far qualcosa di simile che facciamo molte volte al giorno perdendo l’equilibrio per trovarne uno nuovo, camminare.

Sfruttiamo quella sensazione, svisceriamola, se non ci si riesce da soli perché la matassa è più simile alle lucine di Natale poco prima di metterle sull’albero, beh, io e i miei colleghi abbiamo anche questa funzione. Sviscerare. E far si che una brutta sensazione si trasformi come il bruco in farfalla.

Se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l’equilibrio per un attimo.
Massimo Gramellini.

Altre metafore, non ne ho.

La dottoressa Manuella Crini svolge i colloqui di counselling psicologico presso il suo studio, in Corso Borsalino 13, Alessandria.

 

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di femminicidi e tempeste emotive #pensieriallacaffeina

La violenza è una malattia, una malattia che danneggia tutti coloro che la usano, indipendentemente dalla causa.
Chris Hedges.

 

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Possono le emozioni interferire sul naturale esprimersi delle persone fino a fargli perdere il controllo ed agire in maniera così smisurata da togliere la vita ad un’altra persona? Le emozioni hanno un valore adattativo pazzesco, e se ne accorse Darwin quando intuì che era semplice capire se il suo beagle fosse felice o arrabbiato. La gioia ci fa avvicinare ad un qualcosa che percepiamo come piacevole e la paura ci fa fuggire o combattere, mettendo in atto reazioni rapide ben prima che noi stessi ne diventiamo  consapevoli. Prendiamo decisioni appoggiandoci all’esperienza emotiva passata. Scegliamo la persona con cui aspettare che i capelli diventino bianchi,  per poi tingerli di nascosto, basandoci sulle emozioni. Vogliamo a tutti i costi essere felici. E poi le demonizziamo dandogli la colpa per comportamenti criminali come i femminicidi. Credo che sarebbe un po’ come raccontare che è stato il braccio ad uccidere, o la corteccia motoria che ha dato il via al movimento o la corteccia prefrontale che lo ha pianificato. Le emozioni fanno parte di noi, sono una delle tante tessere del puzzle che messe insieme danno la figura finale. La persona. Siamo costantemente in preda alle emozioni. Piangiamo guardando Titanic, ci arrabbiamo in macchina, guardiamo la partita con la tachicardia. Le emozioni non nascono per caso, ma certi eventi esterni o interni le attivano. Siamo sollecitati in qualche modo ad avere una risposta emozionale. E allora perché accade che le donne vengano uccise dall’uomo con il quale stavano? Perché se le emozioni, più rodate nel corso dell’evoluzione della coscienza, diventano un motore così forte da zittire tutto il resto? Perché un uomo nel mondo 3.0, debba ritenere una donna un oggetto di sua proprietà? Perché deve arrivare a perseguitarla, a farle del male, a ucciderla perché ha scelto una vita senza di lui?  E non parlo di quella tempesta emotiva che ha il controllo in quel momento, ma di cosa abbia scatenato quella tempesta emotiva. Le emozioni quando si accendono hanno un potere enorme. Tanto da non far sentire il dolore, tanto da spingere quella persona oltre limiti che normalmente non avrebbe scavalcato. Nel bene e nel male. Ma perché ad un certo punto si accendono? Che cosa sta dietro ad un uomo che uccide una donna? Si nasconde l’impulsività di una personalità borderline? Si nasconde un passato difficile caratterizzato da maltrattamenti fisici ed emotivi? Si nasconde un’incapacità di amare perché non ha avuto amore? Si nasconde una cultura basata sulla visione della donna come un qualcosa che se non si può possedere si deve distruggere? Ma fa più scena la condanna. Fa scuotere più teste con lo sguardo verso il basso e la bocca leggermente piegata in segno di disappunto sapere che da 30 anni si è passati a 16, e allora focalizziamo la nostra attenzione su quello. Sui fatti accaduti. Io penso ai fatti che ancora continueranno ad accadere, quei delitti che ogni 72 ore si perpetuano. A quel continuo minacciare, rendere emotivamente fragili, perseguitare, una persona che è solo nata con due cromosomi x. Penso a tutte le donne che nel silenzio delle loro case coprono i lividi con il fondotinta, che non possono uscire, che accettano di aver rapporti sessuali controvoglia perché è il loro dovere. E penso che gran parte della cura di questo male sarebbe l’informazione. Ma non quella che trovi su internet, ma quella che dovrebbe emozionare, quella che dovrebbe insegnare. Quella che dovrebbe insegnare il rispetto, la libertà individuale e che dovrebbe capire dove sia presente una situazione di disagio per intervenire. Penso sempre alla scuola, penso a quanto sia inutile sapere se un avverbio è di tempo o di luogo se diventi un uomo che prende a pugni una donna. penso che sia inutile sapere se un pronome sia interrogativo o personale se non si ha una buona autostima. Le sere come questa, avrei voglia di una rivoluzione. Di quelle culturali, che promuovano il senso del benessere, che creino le basi per poter imparare a star meglio con se stessi, da non aver più il bisogno di far male agli altri. Una rivoluzione verso una società attenta alle sue stesse radici, che coltivi con cura tutti i suoi figli. Che prevenga, invece di condannare quando ormai su quel volto le guance non si possono più arrossare.

Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni.
Martin Luther King.

Non ho mai amato molto la parola femminicidio, è uccisione di un essere umano. E l’interruzione brutale di una vita, ha pari dignità, indipendentemente da chi l’ha persa. Ci sono assassini uomini e assassini donne. Madre natura ci ha fatto un po’ diversi. Fisicamente e cerebralmente. Il portatore di un cromosoma xy ha caratteristiche fisiche connotate da forza maggiore, e nel confronto con la portatrice del cromosoma xx, la seconda solitamente, ne esce svantaggiata. Ma più che di natura, lo svantaggio è socio-culturale. Curiamo la società, sorreggiamo gli individui fragili. Facciamo la rivoluzione.

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La solitudine del carbonio #pensieriallacaffeina

Il carbonio può essere matita o può essere diamante. Può creare tantissimi legami. E parrebbe alla base della vita sulla terra. Ma per fare tutto questo il carbonio è capace prima di tutto di legarsi con sé stesso. Come a dire che sta bene anche da solo. Che sa amarsi Che sa prenderei cura prima di sé. E poi degli altri. Dovremmo tutti imparare dal carbonio.

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La solitudine ha molte facce. C’è la solitudine voluta e cercata, c’è quella creata dal vuoto intorno e c’è quella in cui ci si sente soli con qualcuno accanto. La solitudine ha un’accezione negativa. Nel parlar comune. Come se ci si realizzasse solo nel condividere con altri essere umani e si fosse in qualche modo non completi se soli. Fromm sosteneva che la solitudine ingenerasse in alcuni sentimenti di colpa e angoscia, tali per cui si tentasse di fuggirla in ogni modo. Ma è una delle battaglie più difficili da vincere, imparare a star soli con sé stessi, la persona che in assoluto con il suo giudizio è capace di metterci in crisi. Quella che vedi nello specchio.

Star da soli con sé stessi è un mettersi a confronto con le proprie paure, con i propri pensieri, è un tentativo di vedere se davvero si riesce. E questo in parte dipende dal quello che Bolby definiva “stile di attaccamento“, cioè quel particolare legame che si instaura con la figura di accudimento, di solito la mamma, nei primissimi anni di vita del bambino. Se questa relazione è stata sicura e ha creato una buona fiducia in sé stessi, la persona impara muoversi nel suo ambienta di vita in modo autonomo, senza temere la solitudine o la perdita di legami. Questo non vuol dire che non avrà amici o che non cercherà qualcuno con cui invecchiare, ma semplicemente che sa star anche solo, che alla base per poter star bene anche con gli altri.

Tante coppie non si lasciano per paura della solitudine. E allora si invecchia prendendo le distanze all’interno della stessa casa, e per paradosso, si invecchia soli anche se in due. Ci si riempie di rapporti vuoti, senza radici, senza storia, solo per non sentire il rimbombo dei pensieri, quella famosa vocina interiore, che lo sappiamo, ogni tanto ci parla, anche se non sempre usa le parole ma oltre volte le sensazioni. E siamo anche molto abili ad esser meno soli  e molto impegnati, creando una rete di amicizie virtuali o di contatti da seguire nelle loro storie, che non abbiamo più tempo per ascoltarci e capire chi siamo e cosa vogliamo.

Impariamo a vedere la solitudine come un prezioso momento per delineare i nostri confini, per conoscerci a fondo, anche per accettare che nei nostri confini ci siano dei limiti, dei difetti, che non sempre si potranno cambiare, ma si possono accettare. Stando bene con noi, legandoci a noi stessi come fa il carbonio, sarà più semplice legarci agli altri in modo sano. Non dipendere da qualcuno, sia esso amico o amante (amante in generale, può anche essere un marito), permette di respirare quel senso di libertà che fa si che si continui ad essere sé stessi anche in due. E’ la libertà di dire “no”. E’ la libertà di dire la propria opinione e di ritagliare la propria vita nel modo in cui si vuole.

I soli sono individui strani
con il gusto di sentirsi soli fuori dagli schemi
non si sa bene cosa sono
forse ribelli forse disertori
nella follia di oggi i soli sono i nuovi pionieri.
Giorgio Gaber

Un regalo per te, una pizza, un cinema, una passeggiata lungo il mare. Una vacanza, un’avventura, uno spazio che sia solo tuo. Non sono facili da realizzare. A quante scuse hai già pensato? Non ho tempo, ma sai che vergogna, magari prossima settimana, fino ad arrivare a dirsi che tanto a me la pizza non piace.

 

 

La dott.ssa Manuella Crini nella pratica clinica, attraverso percorsi di consulenza psicologica, promuove e sostiene percorsi per star bene con sé stessi 

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Attrazione a prima vista #pensieriallacaffeina

“Mentre lui le insegnava a fare l’amore lei gli insegnava ad amare.”

Faber

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In pochi millisecondi decidiamo se quel volto ci piace o meno. Formiamo un’impressione sulla persona mettendoci un tempo inferiore ai 3 secondi. Accade tutto rapidamente nelle nostre connessioni cerebrali. Senza scomodare la coscienza. Accade. Se ci mettiamo insieme la chimica degli odori, da questo mix può nascere l’attrazione sessuale a prima vista. Testosterone, estrogeno, dopamina e serotonina sono alla base dell’attrazione fisica. L’attrazione è individuale ma esistono alcuni fattori che sono più o meno universali (per fortuna  una piccola percentuale non rende mai un fenomeno totalmente lineare), come per esempio le donne eterosessuali sono attratte dalla ricchezza e dal cattivo ragazzo (quello sempre incazzato, quello poco empatico che trasgredisce spesso) e gli uomini eterosessuali dalla giovinezza (calma, calma, non sempre ma soprattutto non vuol dire nulla, intervengono fattori di tipo sociale, biologico e poi sono risultati di ricerche non ecologiche ma strutturate in modo molto particolare).Allora cosa rende attraente per me una persona mentre la mia amica nemmeno la nota?  Jung diceva che vediamo nell’altro la complementarietà del proprio animus, per un gioco di proiezioni vediamo nell’altro la parte inconscia e nascosta e sentiamo quel “ti voglio a prima vista”. La cura di questo gettarsi nel fuoco passerebbe attraverso una buona conoscenza della propria psiche e delle parti nascoste, per poter superare questa modalità istintiva e scegliere un partner in modo più saggio.

Accade tutto ad un livello sotto coscienza. Valutazioni che effettuiamo sull’altro e che sono fatte non usando il pensiero cosciente ma attivando schemi cerebrali che valutano  in modo grossolano l’altra persona in termini di piacevolezza/spiacevolezza. Le valutazioni che mettiamo in atto dipendono da come siamo fatti noi. Proveremo piacevolezza e voglia di avvicinarci quando quel volto e quella persona attivano in noi il ricordo di qualcosa di noto. Abitudini, ricordi piacevoli, sensazione di controllo. Ed ecco che scatta l’interruttore, che ci farebbe assomigliare ad un organismo unicellulare, un lievito, che quando non è ermafrodita (Platone, scusa se ti scomodo ancora), cerca la sua compagna o il suo compagno e la seleziona in base ad un’attivazione molecolare. Secondo alcune ricerche, in fatti, nell’uomo, i ferormoni giocherebbero un ruolo fondamentale, ma la scienza si sa, non è mai esatta, e non tutti sono concordi sul ruolo chiave dei ferormoni. Entrano in gioco anche gli altri sensi e solo per ultima la coscienza. a quel punto, siamo dotati di libero arbitrio (siamo davvero dotati di libero arbitrio?) e possiamo controllare il comportamento che seguirebbe un’attrazione sessuale reciproca, o assecondarlo.

E come mantenere viva quella sensazione di ricerca costante di gratificazione sessuale con il partner? Per ora lascio il dubbio, in modo che possiate cercar qualche risposta nelle vostre storie.

 

 

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La metà della mela #pensieriallacaffeina

 

Tra tutte le persone sei la sola che colma perfettamente lo spazio che ho tra le dita

Mr. Rain

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Chissà come venne in mente a Platone che la luna avesse caratteristiche sia del Sole che della Terra e che avesse generato un Ermafrodita. Un essere a 8 zampe, completo di entrambi gli organi genitali che si muoveva facendo capriole ed era arrogante, così tanto da sfidare gli Dei che decisero di tagliarlo a metà. Una metà maschile e una femminile, destinata a rincorrersi per cercare di unirsi di nuovo. Ed ecco che l’amore, quella ricerca costante della propria metà sembra essere l’unico modo per sanare un essere vivente ferito e mutilato nella sua perfezione. Eros promette felicità e guarigione.

La ferita che costantemente ci dovrebbe ricordare che siamo incompleti è l’ombelico. Quel piccolo foro sul ventre, posto appositamente dove lo si potesse vedere per tener a bada l’arroganza. Si. Siamo stati separati da qualcuno, e il taglio netto con quella persona è avvenuto proprio in quel punto. Ma non era una metà della mela.

Siamo nati interi. Con l’enorme potenziale di poter essere felici. Abbiamo una produzione integrata di endorfine, dopamina, adrenalina, serotonina. E allora da dove nasce questa ricerca dell’amore come promessa di felicità e guarigione? Perché ci sentiamo completi quando troviamo la persona che colma perfettamente lo spazio tra le dita?

L’amore crea una dipendenza, forse è una delle sostanza che crea maggior dipendenza. Hai bisogno di vedere quella persona, vai in astinenza se non la vedi e le ricadute sono elevatissime. L’amore ha una forza incredibile sul nostro cervello, fino a spegnere la paura.

Siamo esseri completi, pensanti, creativi, ci siamo trascinati per secoli i miti che ci piacevano di più fino a farli entrare nel DNA. Quella sensazione di completezza stringendo la mano della persona amata, è un gioco di neurotrasmettitori che ci fa credere che sia così, che quella persona sia legata a noi con un filo rosso. Quando creiamo con quella persona un progetto di vita insieme e siamo disposti a scendere a compromessi con quella dipendenza, che diventerà altro, ma altrettanto forte, abbiamo trovato il giusto posto dove incastrare la nostra interezza.

 

La dott.ssa Manuella Crini si occupa di percorsi di sostegno psicologico relativi alle problematiche affettive e relazionali, sia individuali che con la coppia.

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dove nascono i legami affettivi #pensieriallacaffeina

I legami affettivi iniziano a costruirsi quando inizi ad immaginarli. Siamo così strani che ci basta formare l’idea di qualcosa che già riusciamo ad appiccicarci un’emozione sopra

 

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Quando si forma il legame con il proprio figlio? Inizia prima che inizi a respirare una volta fuori dall’utero. Inizia prima che inizi a scalciare dentro la pancia facendo sentire tutta la sua forza e il suo carattere. Inizia quando iniziamo a pensarlo. Conosciamo molto dei legami affettivi e della loro importanza nello sviluppo del benessere dei figli, rapporto che prende sostanza quando possiamo guardarli e che non sono più legati al nostro corpo. Iniziamo a conoscere molte cose anche di come l’idea che i genitori si fanno del bambino influenzerà quel legame nel tempo. E’ una relazione? In una relazione si è in due, qui è “solo” la mamma che pensa il suo bambino, gli attribuisce sentimenti, emozioni e sensazioni. Forse non è la relazione classica. Ma è un precursore molto importante

 

La dott.ssa Manuella Crini si occupa di sostegno alla genitorialità, in ogni suo aspetto, fornendo un sostegno in ogni tappa del percorso che ci porta ad essere genitori

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#pensieriallacaffeina

Creatività, dal latino “creare”, far prender vita a qualcosa.
Associare stimoli facendo nascere qualcosa.
Integrare in modo inusuale elementi del mondo esterno.
Processo inconscio di generazione di idee alternative.

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Il pensiero creativo è in parte innato e in parte influenzato dall’ambiente di vita. Creare uno spazio in cui raccontare di che cosa mi occupo, senza tediare tutti con la lettura di un cv che ha iniziato a prender forma a 6 anni, ha coinvolto tutto quello che è elencato nelle 4 righe iniziali. Il mo racconto nasce tra tazzine di caffè e carta. Nasce nelle prime ore del mattino, quando il mondo fuori si trasforma e cambia colore, e tutti i sensi hanno appena riscoperto la bellezza della coscienza. Cos’è allora la creatività? E’ una forma diversa dal pensiero cosciente  tradizionale di formar legami e associazioni mettendoli nel presente e proiettandosi nel futuro, che lavorano ad un livello di inconsapevolezza, e l’output, il prodotto finale, viene come illuminato dalla coscienza e prende forma. 

 

Cosa accade al corpo che si sveglia? Che effetto fa la caffeina? Cosa è la coscienza? Perché mi sono svegliato felice? Ogni tazzina avrà dei dubbi nuovi da proporre, perché le certezze non mi appartengono, sono sempre stata affascinata da quel 5% che non spiega il fenomeno. E poi, le certezze le trovate già su wikipedia