benessere

10 personaggi in cerca di psicologo

Il mio tributo a Bergamo passa attraverso questo. Attraverso i miei studenti che hanno lavorato a lungo sulla psiche di personaggi che tutti conosciamo. Quando ho chiesto loro di svolgere questo  lavoro, eravamo ben mentalmente lontani dal sars-cov-2 e dal Covid-2019. Ma in realtà era gennaio. Quanto è bizzarro il tempo che passa dalla mente. Brevi racconti, brevi spunti, tratti dai loro eccellenti lavori. Futuri psicologi all’opera, che ringrazio per avermi fatto divertire, riflettere ma soprattutto evocare dubbi. Perché sono i dubbi il mio costante motore verso un punto meno dubbioso.

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Secondo quanto emerso dalle sedute e dalle scale utilizzate con il signor Jack Sparrow posso ipotizzare la seguente analisi psicologica: il soggetto esprime una personalità di tipo collerico e sanguigno. Si può intuire fosse un bambino definito autonomo e indipendente, forse troppo, appare infatti un adulto diffidente. Giustificherebbe il suo modo di essere e di fare, i dubbi e le titubanze che non riesce a smettere di avere nel momento in cui si relaziona con un nuovo personaggio. Il paziente presenta un disturbo narcisistico di personalità, caratterizzato da: senso grandioso di importanza, richiesta di eccessiva ammirazione, sfruttamento per i propri scopi di rapporti interpersonali, mancanza di empatia, comportamenti spesso arroganti e presuntuosi.
Si consigliano ulteriori approfondimenti. 

Joker possiede una personalità frantumata a causa delle sue precoci esperienze di vita.Come se fosse privo di un’adeguata mappa con cui muoversi nel mondo relazionale. Siamo giunti a questa conclusione dopo aver, sottoposto il paziente ai test MMPI-II e EPQ, i cui risultati sono riportati in allegato. In particolare i risultati indicano lo sviluppo di una patologia con importanti riflessi di natura psicosociale e psicotico e, nello specifico, descrivono un soggetto che: incontra difficoltà nell’interiorizzare regole sociali, dimostra una carenza di controllo sulle risposte emotive, tende a valutare l’isolamento affettivo, tende ad agire d’impulso e assumere spesso atteggiamenti aggressivi ed è incapace di provare rimorso.  Joker è un soggetto che si affida maggiormente all’intuizione, coglie a livello inconscio le possibilità latenti di una situazione senza tenere conto del presente, mirando principalmente agli sviluppi futuri, è inoltre molto attivo e inquieto e necessita di molti stimoli di varia natura, e in particolare non ha molto a cuore il benessere di chi gli sta attorno. Si può affermare che Joker sia dominato pienamente dall’Es, egli ricerca infatti il piacere a tutti i costi, la soddisfazione dei propri istinti, utilizzando per questi suoi fini talvolta una grande aggressività. Fino a diventare assassino.

Da un punto di vista fisiologico e genetico, Kretschmer avrebbe definito Homer Simpson un  Ciclotimico , in quanto tendente all’obesità e ad altre caratteristiche.  Ad esempio presenta una tonalità psichica che oscilla dall’eccitazione alla depressione o dall’allegria alla tristezza, che essendo limitata fa sì che il soggetto preferisca lavori poco faticosi, compiuti con infedeltà; inoltre, presenta una scarsa tendenza alle passioni sebbene ci sia una continua ricerca di compagnia e un limitato controllo di se. Infine presenta un comportamento in genere spavaldo, entusiasta, agitato, con uno scarso autodominio e una tendenza a parlare piuttosto che ascoltare. I ricordi più vivi di Homer sono l’abbandono da parte della madre e la sua conseguente crescita con il padre in un ambiente vuoto e privo di affetto. Egli, infatti, riporta un episodio in cui il padre ha rivelato che il suo concepimento è stato un incidente e che se non fosse avvenuto sarebbe stato tutto più semplice. Questi sono stati eventi molto significativi, situazioni di disagio e privazione che potrebbero non aver portato necessariamente ad un danno psicologico ma comunque hanno permesso lo sviluppo di uno stato di instabilità psichica. 

Secondo il modello di John Bowlby, Lisa Simpson potrebbe rappresentare la categoria di bambino evitante. La paziente sembra essere stata privata delle cure materne, principalmente di quelle psicologiche, che l’hanno segnata a livello emotivo. La sua personalità appare determinata dall’insensibilità della madre verso i suoi segnali di bisogno. Più precisamente, la madre sembra non comprendere i reali bisogni psicologici ed emotivi della paziente, concentrandosi unicamente su quelli biologici. Infine, la paziente ha un’immagine generalmente negativa degli altri, che considera inaffidabili e poco disponibili. Utilizzando la terminologia di Jung, Lisa rappresenta le caratteristiche del tipo riflessivo- introverso : non si adatta però alla società per volontà sua e non per difetti caratteriali; è piuttosto solitaria, ma perché non ha attorno persone simili a lei con cui confrontarsi, condividere idee e comprendersi vicendevolmente. Lisa infatti è una persona che tende a trovare la logica di qualsiasi situazione le si presenti, deve trovare il motivo scientifico per ogni avvenimento, è intelligente e puntigliosa, inoltre tende a giudicare il valore positivo o negativo di ciò che si trova davanti ed è estremamente razionale. La famiglia di Lisa e la società sono doppiamente ciechi perché non sanno guardare a fondo né se stessi né l’unicità e la bellezza di Lisa, la quale al contrario presenta entrambe le capacità di sguardo: sia quella verso se stessa che quella nei confronti degli altri. Lisa è testimone sia delle vite altrui vissute senza mordente sia del proprio valore e della propria voce fuori dal coro.  

Focalizzandoci sull’idea di Bowlby ,che trova la base dello sviluppo dell’IO e della sua personalità nei legami relazionali, in particolare con la madre durante i primi due anni di vita, si può immaginare e ragionare sulla possibile relazione di Winnie the Pooh con la madre. Quest’ultima potrebbe essere stata una madre con molti comportamenti contraddittori, pochi affettuosi e con scarse capacità di contenimento, poiché Winnie mostra tendenze di attaccamento verso l’altro -nel quale ricerca conforto- e prova un senso o paura di abbandono e separazione. La personalità sembra essersi sviluppata a livello nevrotico con vari meccanismi di difesa, come lo spostamento di sentimenti inaccettabili sul miele, conseguendo in una vera e propria ossessione per l’alimento. Inoltre sembra intellettualizare queste sue pulsioni per il cibo e per ciò che sarebbe disposto a fare per averne, dandosi spiegazioni che per quanto siano evidentemente illogiche, lui accetta come razionali. Viene riferito che è capitato più volte che questi suoi comportamenti l’abbiano portato a situazioni estreme e pericolose, manifestando una tendenza a difendersi con tecniche di rovesciamento, minimizzando la gravità delle minacce a cui è andato incontro. Inoltre si può ipotizzare un deficit d’ attenzione, sottotipo disattento e un problema alimentare, quale l’obesità, aggravato dalla già instabile salute mentale. 

Si può supporre che Alice soffra di disturbi del sè, si ipotizza soffra di disturbo schizotipico di personalità, dato da convinzioni strane, pensiero magico, paranoie, comportamenti eccentrici e ansia sociale. Si ipotizza inoltre un disturbo della personalità multipla, conseguente a discontinuità della normale integrazione della coscienza, memoria, identità emotiva e percezione. Il trauma emotivo alla base di questo disturbo dissociativo potrebbe essere la perdita del padre. Come ipotesi di trattamento della paziente sono indicati sia l’ EMDR, modalità terapeutica basta sull’elaborazione di ricordi,  e la terapia cognitivo comportamentale in cui si modificano le credenze disfunzionali dalle quali originano le patologie. Alice è quasi perennemente in stato d’ansia, allarme, panico, ossessionata. È da valutarsi anche una presenza di schizofrenia se si intende la creazione del paese delle meraviglie come un luogo in cui trovare conforto in risposta ad un isolamento affettivo (ipotesi meno probabile). È inoltre affetta da ipomania: il suo stato di eccitamento e in seguito di disforia sono senza dubbio oltre i normali limiti (anche se bisogna pur sempre tener conto che le risposte emotive dei bambini sono di norma più esagerate rispetto a quelle degli adulti). Alice ha portato ad ipotizzare  l’esistenza della sindrome di Todd, da colui che l’ha studiata per primo, ovvero un particolare disturbo che porta chi ne soffre ad avere una percezione visiva bizzarra, i pazienti possono essere anche soggetti ad elopsia, un disturbo neurologico della vista che fa vedere gli oggetti molto più lontani di quanto non siano in realtà; o anche alla micropsia, che fa vedere gli oggetti ed alcune parti del corpo sembrano molto più piccoli.

La difficoltà a relazionarsi di Sherlock Holmes, viene confermata da un’auto-diagnosi del soggetto stesso, il quale si definisce un sociopatico-interattivo, ovvero incapace di conformarsi al comportamento sancito dalla legge, poco attento ai bisogni altrui, incapace di riconoscere le proprie e le altrui emozioni e di provare rimorso. L’estrema razionalità e la visione oggettiva del mondo esterno sono però controbilanciate da un malessere interno che trova sfogo nell’amore per la bella vita e nell’abuso di sostanze psicotrope. L’ instabilità caratteriale unita ad atteggiamenti e comportamenti tipicamente antisociali come il frequente ricorso all’uso di menzogne, la noncuranza della propria e altrui sicurezza, l’irresponsabilità abituale in diversi contesti, l’uso di droghe come accennato precedentemente, la mancanza di rimorso e soprattutto l’incapacità di conformarsi alle norme sociali, ci porta a inserirlo nei soggetti affetti da disturbo sociale. Un’altra tipologia di disturbo riscontrabile nel soggetto è il disturbo narcisistico di personalità: l’individuo presenta sintomi quali grandiosità di sé stesso, fantasie di successo illimitato, richiesta eccessiva di ammirazione per le sue qualità, sfruttamento degli altri, sentimenti di disprezzo ed arroganza. Il Sig.r Holmes è inoltre caratterizzato da stranezza comportamentale e dal ritiro emozionale.

Possiamo affermare che Paperino sia rimasto alla fase fallica, non superando il complesso di Edipo: egli infatti, nonostante sia stato abbandonato dalla madre Ortensia dé Paperoni, la cui scomparsa non è mai stata confermata, prova un grande rispetto ed un profondo amore per la donna; stessa situazione non può essere vista nel rapporto con Zio Paperone, che funge quasi da padre nella vita di Paperino, con il quale il personaggio ha una burrascosa relazione causata dall’idea di fannullone che lo zio associa al nipote.

Infine, se Bruce Wayne si sedesse sulla poltrona del mio ipotetico studio, dopo una serie di colloqui semi-strutturati, scoprirei che all’età di 8 anni, assistette all’assassinio dei suoi genitori. Questo evento condizionò profondamente il suo approccio alla vita e la sua visione del mondo.  Per far fronte a questo profondo sentimento di dolore, Bruce costruì un alter-ego, Batman: un pipistrello gigante che spaventa i criminali della sua città. Penso di aver raccolto sufficienti informazioni per supporre che vi sia un disturbo di personalità; DSM alla mano, lo sfoglio e mi imbatto nel Disturbo dissociativo di personalità. Mi vengono dubbi. L’uomo pipistrello nonostante sia caratterizzato da alcuni tratti riconducibili a diversi disturbi della personalità è impossibile definirne uno in particolare (anche a causa delle diverse trasposizioni che ha avuto nella storia del cinema e del fumetto), e Batman potrebbe non essere una personalità distinta ma la risultante finale del vissuto di Bruce. L’empatia è ciò che lo ha spinto a indirizzare verso il bene tutti i suoi disagi interiori e i suoi traumi, e a proteggere i deboli per evitare che anche loro soffrano come ha sofferto lui, perché per quanto da fuori possa sembrare freddo e spietato dentro di sé nasconde un cuore grande, quello del “piccolo Bruce”. 

 

In ordine sparso i futuri psicologi. Della splendida Università degli Studi di Bergamo, cui sono vicina, con il cervello, perché il cuore, alla fine, pompa sangue.

Grazie

Marta Quartarone, Beatrice Carini, Greta Redaelli, Samuele Schettini, Chiara Raggi, Alessandra Tarterini, Elena Bacchetti, Sara Fedeli, Chiara Bonfanti, Yasmin Sbai, Gaia Cortada, Aurora di Criscito, Villanova Chiara, Federica Lombino, Viola Paratico, Alessia Moroni, Carla Ascente, Davide Masi, Giada Mazzei, Matilde Castelletti, Luca Marino, Lisa Calzi Jacopo piovan, Nicole Bettoni

Difficoltà psichiche

Contro l’assalto delle risate, nulla può resistere. Mark Twain

 

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Happy, sorridi. Appari felice, piuttosto che essere felice. Disegnati il sorriso sul volto e cerca di far felici gli altri, piuttosto che te stesso. Esasperato, dentro un contesto patologico, questo continuo ricercare una felicità senza viverla, porta alla nascita del crimine. Un crimine non vendicativo, ma solo specchio di un vuoto empatico.

Sorridi sempre, anche se il tuo sorriso è triste, perché più triste di un sorriso triste, c’è solo la tristezza di non saper sorridere. Jim Morrison

Una mamma con un disturbo di personalità, un bambino adottato delle cui origini  non si sa nulla, abusi, sevizie, uscire da questa strada intatti, è difficile. Ai limiti dell’impossibile. E in questo terreno così ostico ne viene fuori un personaggio che da sempre suscita un senso di attrazione, perché è istinto, perché è capriccio, perché è caos. Nel totale ribaltamento delle aspettative, il personaggio nero, scuro, senza espressioni sul volto, rappresentato da un pipistrello, è il buono. La faccia buona del continuum bene vs male. E il male trae la sua origine in un torbido fatto di colori. L’empatia che manca ad Arthur, non manca a chi guarda la sua storia. A chi lo vede bambino, legato ad un calorifero. Percosso. Fa scattare quel senso di accudimento, di impotenza e di rabbia che ci fa schierare dalla sua parte, nel tentativo assurdo di trovare un confine logico tra il bene e il male. Fa sentire inadeguati spostarsi dalla parte del male e tifare per lui. Ma c’è un momento in cui questo senso di inadeguatezza si tranquillizza. Quando tutti indossano la sua maschera. Quando tutti ammettono che la responsabilità del loro star male è data da una causa esterna, che va punita. La società. Quella roba che già Freud sosteneva, nel 1929, avrebbe creato un forte disagio, perchè la forbice con la biologia stava diventando troppo ampio. 90 anni fa. La civiltà soffoca i nostri istinti primari, brutali e inaccettabili a volte, e la società li schiaccia con leggi e punizioni, per sopirli. Ci ritroviamo in sintonia in questa situazione. E non siamo soli. Dividiamo la responsabilità di quanto sta accadendo, la mettiamo capo a Joker e ci sentiamo più leggeri.

Ma chi Joker?

Arthur è figlio di una donna narcisista. Una donna con un legame possessivo nei confronti del figlio. Fortemente manipolatoria, e incapace di dare amore, e di sostenere la differenziazione psichica nel figlio. Si, quella donna così fragile e sorridente, perché il male, inteso come origine del dolore negli altri, non sempre ha una faces prototipica, ma spesso ha forme piacevoli. E’ come se ad Arthur la felicità fosse solo stata narrata, e mai vissuta. E quella narrazione ha preso la forma di una maschera sul volto. Dove era disegnato un sorriso, la manifestazione universale della gioia. Ma quale vuoto immenso deve aver provato ogni volta in cui quel sorriso non corrispondeva la sensazione di benessere, tanto da renderlo agonizzante, atroce. Quanto dolore in una risata. Una risata patologica. Irrefrenabile. Una risata che solo una malattia mentale riesce a spiegare. Ma la matrice di quella malattia affonda anche nella società. Una società che non è stata capace di accogliere un bambino abbandonato, se non affidandolo alle cure di una donna sola e malata, una società che non ha saputo contenere la patologia quando diventava più forte ed una società che infine si rivela fatta da molti individui che soffrono. Una società che mi ricorda molto quella che veniva dipinta dalla scuola di Chicago negli anni ’30, che vedevano nella disorganizzazione sociale, l’utero del crimine.

I traumi subiti da bambino, le percosse possono aver dato origine a danni anche di tipo fisiologico, oltre che di natura psicologica e relazionale. La mancanza di empatia, ha fatto si che in qualche modo, anche in assenza di un corredo genetico condiviso, si instaurasse un disturbo di personalità, più istrionico che narcisista, e che con questo ha un forte legame. Ma sembrano esserci più disturbi in quel corpo così privo di ogni forma di amore. Una perdita di contatto con la realtà, tale da produrre allucinazioni che possano riempire quel senso di abbandono che si porta costantemente dietro. Un probabile disturbo dell’umore. E questa risata inadeguata. Inopportuna. Un urlo che nessuno riesce a capire e ad accogliere.

Joker è una difesa. E’ il prodotto di una malattia non solo individuale, ma collettiva. E’ la risposta ad una storia di vita che è stata dipinta in modo da farne percepire la plausibilità. E’ una difesa che diventa maschera. In parallelo alla maschera che indossa Batman. E’ il lato in ombra della collina. Una polarità.

Ridi sempre, quando puoi, è una medicina gratuita. Lord Byron

La dott.ssa Manuella Crini pienamente consapevole che Arthur Fleck è un personaggio che non esiste nella realtà. Che non si fanno diagnosi basandosi su pochi elementi visti su un megaschermo, ma ritiene che Todd Phillips e Joaquin Phoenix abbiano caratterizzato un personaggio in modo così vivido e toccante, che era davvero un crimine non usare tutto questo materiale per sfiorare così tanti argomenti. Il disegno è di Riccardo Filimbaia. Per chi lo volesse su pelle, può contattarlo. 

Abbiamo sempre considerato la risata come qualcosa di contagiosamente bello. Capace di comunicare la gioia e farla sentire agli altri. Questo film smonta questa certezza. E ci fa riflettere su quanto sia fondamentale esprimere ciò che si sente, dandogli il giusto nome.