Pensieri su giornate speciali

Passare. Restare. Dolore

La libertà non è un dono che si riceve una volta per tutte, ma una conquista quotidiana. Erich Fromm

Pasqua. Una soglia. Un passaggio. Pasath. Un movimento che rimanda a qualcosa che vibra di dolore. Passate. Lasciate andare. Andare oltre. Il futuro che si nasconde tra pezzi di cioccolato.

Questo tempo ha paura del futuro. Guerre. Austerity. Minaccia di tornare ad un passato fatto di buchi nel muro e nel petto. Il futuro non appare più come promessa, ma come rischio. E quando il futuro diventa rischio, la mente cerca rifugio. Si irrigidisce si difende si chiude.

La Pasqua ci chiede di stare. Di sostare. Senza anestesia. Verso il futuro.

Nella sua storica, il passaggio non è indolore. È fatto di paura di perdita di notte. Non c’è un “prima sistemato” e un “dopo felice”. Attraversare. Non sapere cosa ci sarà oltre. Nel meta-mondo nuovo. Nel sottosopra delle incertezze.

È esattamente ciò che oggi evitiamo.

Evitiamo il passaggio. Evitiamo il dolore . Sostiamo il tempo di un reel cercando una narrativa semplice che tolga il dolore e ridia colore. Ma nella mente il tempo esiste. Una dimensione intangibile. Non sensoriale. Ma della quale necessitiamo. Per attraversare. Per cambiare. Per trasformarci in qualcosa che non eravamo. Per perdere ciò che siamo stati.

Questa è la Pasqua.

Significa tollerare l’incertezza senza trasformarla subito in ansia paralizzante. Significa riconoscere la paura del futuro senza farsene dominare. Significa accettare che ogni trasformazione comporta una perdita.

Poi c’è il mondo. C’è la Terra Promessa. Un altro livello che non possiamo ignorare. Parlare di passaggio oggi significa inevitabilmente incrociare il mondo. Le sue vite sacrificate. Senza tregua. E la retorica del passaggio verso altro, immediatamente, va a puttane e ci obbliga a una posizione più materiale. Il passaggio a volte è resistenza. Sopravvivenza. È rimanere umani tra umani che ci deumanizzano.

La Pasqua non è la favola del cioccolato. È attraversare il dolore senza negarlo. È smettere di ipernormalizzare una normalità che sta prendendo una forma che non ci appartiene. La paura del futuro non va eliminata. Va attraversata. Va capita e usata. Nel passaggio c’è paura. Attraverso la paura avviene il cambiamento.

Pasqua, Pasath, Pesach.

Passare.

#pensieriallacaffeina

La metà della mela #pensieriallacaffeina

 

Tra tutte le persone sei la sola che colma perfettamente lo spazio che ho tra le dita

Mr. Rain

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Chissà come venne in mente a Platone che la luna avesse caratteristiche sia del Sole che della Terra e che avesse generato un Ermafrodita. Un essere a 8 zampe, completo di entrambi gli organi genitali che si muoveva facendo capriole ed era arrogante, così tanto da sfidare gli Dei che decisero di tagliarlo a metà. Una metà maschile e una femminile, destinata a rincorrersi per cercare di unirsi di nuovo. Ed ecco che l’amore, quella ricerca costante della propria metà sembra essere l’unico modo per sanare un essere vivente ferito e mutilato nella sua perfezione. Eros promette felicità e guarigione.

La ferita che costantemente ci dovrebbe ricordare che siamo incompleti è l’ombelico. Quel piccolo foro sul ventre, posto appositamente dove lo si potesse vedere per tener a bada l’arroganza. Si. Siamo stati separati da qualcuno, e il taglio netto con quella persona è avvenuto proprio in quel punto. Ma non era una metà della mela.

Siamo nati interi. Con l’enorme potenziale di poter essere felici. Abbiamo una produzione integrata di endorfine, dopamina, adrenalina, serotonina. E allora da dove nasce questa ricerca dell’amore come promessa di felicità e guarigione? Perché ci sentiamo completi quando troviamo la persona che colma perfettamente lo spazio tra le dita?

L’amore crea una dipendenza, forse è una delle sostanza che crea maggior dipendenza. Hai bisogno di vedere quella persona, vai in astinenza se non la vedi e le ricadute sono elevatissime. L’amore ha una forza incredibile sul nostro cervello, fino a spegnere la paura.

Siamo esseri completi, pensanti, creativi, ci siamo trascinati per secoli i miti che ci piacevano di più fino a farli entrare nel DNA. Quella sensazione di completezza stringendo la mano della persona amata, è un gioco di neurotrasmettitori che ci fa credere che sia così, che quella persona sia legata a noi con un filo rosso. Quando creiamo con quella persona un progetto di vita insieme e siamo disposti a scendere a compromessi con quella dipendenza, che diventerà altro, ma altrettanto forte, abbiamo trovato il giusto posto dove incastrare la nostra interezza.

 

La dott.ssa Manuella Crini si occupa di percorsi di sostegno psicologico relativi alle problematiche affettive e relazionali, sia individuali che con la coppia.