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Di paure imperiali con la Corona

Psicosi.

Panico.

Paura.

Conosco questo aspetto della psiche umana. Meno come funzioni un virus nel nostro corpo. A ciascuno il suo. Ma so che la paura smuove verso azioni che salvano la vita. Quindi non dirò di non aver paura. Assolutamente. Dirò di non farsi prender dal panico, la psicosi per fortuna è altro.

Come si fa? Non sempre le conoscenze fredde, quelle logiche sono sufficienti a frenare la paura e far sì che non dilaghi in panico. Perché poco potere hanno sui circuiti cerebrali delle emozioni. Non sempre funziona. A volte si. Per cui raccontarsela un po’ con i dati che ci dicono che nella maggior parte dei casi andrà tutto bene, tranquillizza. È un primo tentativo.

Usare le conoscenze pregresse. Fidarsi di qualcuno. Seguire le regole che chi per noi ha stabilito possano andar bene in questa situazione. Non sarò io a raccontare cosa.

Ma tra l’ansia e la paura scorre un filo sottile. Imparare a vedere il virus come una stufa accesa. Non ci posi la mano sopra. La paura del dolore ti frena. Ma non ti agiti vicino ad una stufa. La paura è nobile. Ci aiuta ci salva ci fa lavare le mani prima di mangiare.

Che poi dovrebbe esser abitudine

E se le informazioni da sole non fanno effetto perché dentro di noi quella piccola percentuale suona tantissimo e fa rumore e moriremo tutti, resta il respiro.

Il caffè caldo al mattino. Con la sua sensazione lungo la gola. La luce del sole. Il cuore che batte. La vita che scorre.

Scorre diversa. I bambini sono a casa, e non siamo più abituati a far i genitori 24h. Dobbiamo andar a lavorare e siamo di fretta e abbiamo paura. Panico.

Ferma. Respira. Senti la contraddizione.

So che andrà tutto male. Ma non mi godo lo scorrere del tempo. Perché?

Perché dentro quelle informazioni scavano. Sedimentano. Lo so che andrà tutto come deve andare. Che posso usare quella sensazione nella pancia per tener il metro di distanza, rinunciare alla festa, e la mia vita tornerà a scorrere nelle abitudini normali.

Ma ho il tempo. Che mi dimentico di avere. Tempo per guardare i miei figli, per portar la spesa ai miei genitori, per chiedere a quell’amico lontano come stai?

Quindi si. Puoi avere paura. Ma solo se ti serve. No. Non puoi metterci dei pezzi tuoi in quello che non sai. Puoi fidarti. Respirare.

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