L’amore romantico non è un’emozione. È un impulso fondamentale, come la fame o la sete. Helen Fisher
C’è del cruento e del poetico in un giorno come oggi. Rosso sangue del buon Valentino, e cinguettii di uccelli che scelgono il loro compagno. L’amor cortese. Medioevale. E potrei fermare qui il rincorrersi di pensieri.
L’amore ha basi neurali precise. Coinvolge zone del cervello al sicuro sotto la scatola cranica. Che si attivano e disattivano in una danza di onde magnetiche ipnotiche. E che per non caso, sono le stesse che sono coinvolte nella motivazione e nella dipendenza. Che abominio. La dipendenza da qualcuno. Che tremenda dissonanza pensare di dipendere. Stare appeso a qualcosa. Fa male. Crea insicurezza. Paura di cadere. O voglia di volare.
Ma cambiamo parole. Confondiamo. Attacchiamoci e prendiamoci cura. Guardiamo dall’alto il nostro cervello e vediamo che sono i sistemi interpersonali a raccontarci che cosa sia l’amore. Che non è innamoramento. È uno scambio reciproco. In cui domina l’ossitocina. In cui si dà si prende ci si sceglie e ci si tollera. Grazie Popper. Accettare che l’altro non corrisponda alle nostre aspettative. Mantenere una differenziazione. Tra me e l’altro.
L’amore costa fatica. E la fatica non la vogliamo. L’amore è una continua altalena. Dentro di noi e nel tempo storico. Che scorre lineare, a volte ondeggiando. Cambiando definizione ma non neurotrasmettitori.
Ma
L’amore non si ammala. Non c’è sangue sparso a terra. Non ha martiri. E forse non ha nemmeno cinguettii di uccelli che scelgono altri uccelli.
L’amore è una cosa semplice. Quando si complica. Quando si tinge di rosso, non è amore. È un’illusione romantica dentro cui tolleriamo tutto. Perché schiavi dell’amor cortese medioevale. Perché figli di una società che ci vuole individui non dipendenti da niente e nessuno. Schiavi di noi e basta.
L’amore è un funzionamento neurochimico. Biologico e sociale. È motore che muove la storia. È sotto e sopra valutato. È caos confusione impegno e leggerezza.